LA MEMORIA

Spesso anche una parola di troppo è sintomo di uno scivolamento culturale agli inizi, oggi invece siamo ben addentro ad una deriva di violenza politica coperta dalle prerogative del diritto d’espressione dei nostri parlamenteri nominati. Stiamo ben oltre il livello di guardia, in cui l’egemonia ideologica compiuta dal capitalismo produce il nemico verso cui scaricare le frustrazioni di una società ingiusta ed inemendabile, la spia della nostra regressione è rappresentata dalla latitanza verso i diritti delle minoranze, le distrazioni non sono ammesse può accadere quanto già visto.

La parola magica

Le liberalizzazioni di cosa, cominciamo con gli avvocati, i notai, i farmacisti, il senso delle parole qual’è se non si ricorre ad una semplificazione che fà pulizia di tanta ipocrisia. Qualcuno pensa sia possibile rianimare i moribondi consumi aprendo i negozi 24 ore al giorno, per spendere quali quattrini, oppure sia possibile aumentare i fruitori dei taxi aumentando le auto bianche, quando si ricorre sempre più ai bus scalcinati ma più economici. Si torna a pensare di fottersene del pronunciamento dei cittadini pensando di fare affari vendendo acqua. Siamo i primi a pretendere da sempre che per esercitare una professione non si debba essere figli di o dipendere da un esame che subisci da chi ti vuole escludere, ma quel che manca è una idea di sviluppo armonico del paese, come si può ritenere che solo sgomitando gli uni contro gli atri sia possibile galleggiare. Per avere un avvenire si deve innanzitutto partire con un progetto d’assieme: investimenti materiali ed immateriali: scuola, università, ricerca, politica indistriale, il lasciar fare a parole a chi è più bravo si traduce solo a vantaggio di chi è più furbo. Il popolo chiede ancora di più oggi più stato e meno mercato, ma per essere protagonista e non spettatore, niente più deleghe in bianco

Onorevole quanto vale

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Il problema vero non è quanto costa un parlamentare, ma quanto vale. E per l’opinione pubblica il parlamento degli Scilipoti, dei Papa e dei Razzi vale meno di niente. Anche solo un centesimo di retribuzione, vitalizio, benefit è troppo. Da chi, perché e cosa hanno meritato? A siffatti personaggi, nemmeno una pacca sulla spalla.In ogni dove la politica è vista con diffidenza, ed è sempre vicino il sospetto di privilegi, clientele, di illecite pratiche. Ma in paesi più fortunati del nostro la mano di una robusta etica pubblica è pronta a correggere almeno gli errori più evidenti. Non così da noi. E poi, chi rappresenta oggi un parlamentare? A chi dà voce? un territorio, una categoria, un gruppo di interesse? Magari. In parlamento oggi si arriva come espressione degli equilibri interni alle oligarchie di partito. A ciascun capo o capetto una quota di candidati, da mettere nelle liste bloccate in posizione utile per conquistare l’agognato seggio. Ma a chi altri può mai importare? E a chi risponderanno davvero gli eletti, una volta che il popolo sovrano li abbia scelti non individualmente, ma a pacchetto e a scatola chiusa, votando insieme buoni e cattivi, onesti e disonesti? Quindi, un problema che investe i modi e gli strumenti per la formazione della rappresentanza, a partire dalla legge elettorale. L’ossessione per la governabilità e stabilità ha condotto ad affermare – a destra, ma purtroppo in parte anche a sinistra – che tutto si risolve eleggendo un leader con la sua maggioranza, a Roma e in periferia. Disgraziata concezione che ha condotto all’azzeramento del ruolo delle assemblee rappresentative, e degli istituti della responsabilità politica e istituzionale. La maggioranza eletta con il leader farà ciò che il leader vuole, perché gli deve la sua elezione.

Fonte: il manifesto | Autore: Massimo Villone

Rompere questo meccanismo autoalimentato significa ridare protagonismo alla cittadinanza con l’attività, la partecipazione, l’abolizione della delega in bianco.

Il supermercato del lavoro

La signora ministra dalla lacrima (di coccodrillo) facile Fornero ha deciso di avviare  le audizioni delle parti sociali per verificare quanto siano disponibili a demolire quel che resta dei diritti dei lavoratori, quindi dei cittadini di un paese che fonda nella costituzione il suo tratto di civiltà affermando d’essere un repubblica fondata sul lavoro, non l’impresa, il mercato od il soviet ma su questo elemento di progresso delle condizioni morali e materiali di una società . Ha così coniato con Monti-3, (ogni tanto scappa per andare a Bruxells per chiedere che la BCE non molli perchè gli serviremo altre succulente pietanze) il temine audizioni, non concertazione, non dialogo sociale, ma audizioni bilaterali, anche un pò asimmetriche: prima la CGIL, poi CISL e UIL e Confindustria prefigurando con chiarezza quali istanze vanno isolate e quali raccolte per confezionare il nuovo Contratto di Lavoro made in Ichino. Per come si prefigura alla prima sembra una rivoluzione: Contratto a Tempo Indeterminato Unico, davvero rivoluzionario nel paese del supermarket della flessibilità vera con i suoi 46 tipi di rapporto di lavoro, altro che la balle della rigidità. Il prezzo da pagare se vogliamo l’estinzione legislativa della giungla di regole in cui quelle vere sono quelle imposte da chi ti assume, è solo quello dell’antiquato articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, naturalmente sostituito con un comodo indennizzo per toglire il disturbo della coscienza. Il progetto consentirà alle nostrane forze imprenditoriali, quelle che investono in ricerca e sviluppo meno della Corea del Sud, di disporre finalmente della flessibilità in uscita che tanto chiedevano, quasi che non esistano le condizioni legislative per licenziare, solo sono troppo garantiste per i lavoratori, quindi meglio innovare, flessibilizzare, licenziare dall’oggi al domani senza dover giustificare ad una collettività la giusta causa od il giustificato motivo. Questo è quello che impedisce al nostro sitema economico di progredire, di crescere, ci raccontano loro mentendo, non la scarsa scolarizzazione, non gli investimenti pubblici  privati che latitano, non la mancanza di una politica industriale degna di questo nome, non l’assenza di sostegno alla ricerca universitaria. No, tutte queste storture saranno ancora accantonate per tentare di colpire i privilegi della casta dei lavoratori dipendenti, daltronde i notai, gli avvocati, i medici, i farmacisti, i periti ecc sono già così tanto penalizzati dalla crisi.

Rivoltiamo le priorità, noi non dobbiamo pagare ancora

Fase due

Se fosse esistita una seconda fase, dopo la prima, quella dei sacrifici, saremmo in paradiso su questa terra. Ci è stato raccontato così dopo l’accordo di San Valentino dell’84, dopo quello del 31 luglio 1992, dopo quello del 23 luglio 1993, dopo la finanziaria di Amato, la riforma delle pensioni che porta il suo nome, poi quella Dini, quella di Prodi, quella di Maroni, quella di Prodi ancora ed ora quella di Monti-3 Leggi l’articolo completo