Le liberalizzazioni di cosa, cominciamo con gli avvocati, i notai, i farmacisti, il senso delle parole qual’è se non si ricorre ad una semplificazione che fà pulizia di tanta ipocrisia. Qualcuno pensa sia possibile rianimare i moribondi consumi aprendo i negozi 24 ore al giorno, per spendere quali quattrini, oppure sia possibile aumentare i fruitori dei taxi aumentando le auto bianche, quando si ricorre sempre più ai bus scalcinati ma più economici. Si torna a pensare di fottersene del pronunciamento dei cittadini pensando di fare affari vendendo acqua. Siamo i primi a pretendere da sempre che per esercitare una professione non si debba essere figli di o dipendere da un esame che subisci da chi ti vuole escludere, ma quel che manca è una idea di sviluppo armonico del paese, come si può ritenere che solo sgomitando gli uni contro gli atri sia possibile galleggiare. Per avere un avvenire si deve innanzitutto partire con un progetto d’assieme: investimenti materiali ed immateriali: scuola, università, ricerca, politica indistriale, il lasciar fare a parole a chi è più bravo si traduce solo a vantaggio di chi è più furbo. Il popolo chiede ancora di più oggi più stato e meno mercato, ma per essere protagonista e non spettatore, niente più deleghe in bianco
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